Spaghetti Beach: un habitat hippie nel cuore di Tenerife Sud

Non appena arrivati a Tenerife, io e la mia compagna abbiamo avuto la fortuna di contare sull’appoggio di una giovane coppia del Nord Italia: ci accomunava il fatto di aver lasciato il Bel paese alla ricerca di una situazione migliore dove vivere.

Questa coppia è stata per noi fondamentale per l’ambientamento a Tenerife, un appoggio per le prime informazioni in modo da poter muovere i nostri primi passi nonché due persone splendide che ci hanno accolto come se fossimo degli amici di lunga data.

Anche grazie a loro la nostra voglia di scoprire è aumentata cammin facendo: durante una splendida giornata di sole, ventilata e serena, avevamo voglia di trascorrere dei momenti all’insegna del relax in spiaggia. Ci viene da loro proposto di raggiungere una baia alla quale è possibile accedere solo a piedi e dopo una camminata di circa un’ora, immersi nella Tenerife più selvaggia: saremmo andati a Spaghetti Beach, meglio nota come Playa de Diego Hernandez, vicino La Caleta.

Avevamo quindi deciso di farci guidare alla scoperta di un posto nuovo, carichi di curiosità e voglia di innamorarsi di Tenerife. Posteggiata la macchina a Playa Paraiso, al lato de El Marques, una scogliera dotata di un panorama incantevole dell’oceano, imbocchiamo il sentiero adiacente al lussuoso hotel presente e proseguiamo a piedi verso sud, in direzione Las Americas per intendersi: eravamo stati avvertiti di munirci di scarpe comode, di portarci beveraggio e che non ci sarebbe stata molta ombra durante il tragitto.

Ad accompagnarci c’era la magnifica hembra di podenco delle nostre guide, che vagava libera e serena nel panorama arido ma al tempo stesso ricco di vegetazione: arbusti, cactus e piante di aloe, si facevano spazio tra le innumerevoli pietre di forme e colori che vanno il nero catrame al grigio tenue. Le diverse sfumature del verde, dell’ocra e anche del rosso nella flora si integravano perfettamente con il blu intenso del mare, nostro inseparabile compagno durante la camminata.

Proseguendo lungo il tracciato naturale della scogliera, non mancano i saliscendi ed anche alcuni rudimentali muretti abbandonati, costruiti per delimitare i confini delle proprietà terriere: tra questi e nel suolo roccioso non si può non notare la presenza delle tipiche lucertole di Tenerife, molto più grandi a quelle che siamo abituati a vedere in Italia e dal caratteristico colore bluastro del loro addome.

Nella buona parte del sentiero si deve fare particolare attenzione in alcuni passaggi a dove si mettono i piedi: il fondo cambia repentinamente, si passa dalla ghiaia a tratti dove si pestano pietre e bassi cespugli.

Dopo circa 20 minuti a stretto contatto con l’anima di Tenerife Sud, si arriva ad un paesetto di pescatori, composto da poche case adagiate su una incantevole insenatura: a El Puertito di Adeje sembrava di essere tornati indietro nel tempo, si respirava un’atmosfera essenziale, dove appare evidente lo stretto legame con la pesca e il mare.

Oltrepassandolo la vegetazione lascia sempre più spazio a un contorno frastagliato e la strada diventa un po’ più impervia: si inizia però a scorgere di fronte a noi la chiara scogliera che circonda la nostra meta, Spaghetti Beach. Il cammino consente di raggiungere quindi una spiaggia di sassi vulcanici: uno spettacolo unico sentire il mare che si infrange sulle pietre e, mentre si ritira, ascoltare il rumore dei ciottoli che si scuotono tra di loro, in una danza naturale.

Oltrepassata la leggera pendenza sopra questa, si apre finalmente ai nostri occhi la visione della bagnasciuga: una distesa di sabbia che alla luce del sole sembra brillare intervallata da scogli bassi e scuri, una conca difesa da una parete che la protegge in tutta la sua larghezza.

Nella discesa verso l’oceano incontriamo le prime capanne in paglia, attualmente abitate da una ventina di persone: una visione che stride con il sovrastante campo da golf e le lussuose strutture alberghiere distanti meno di un km in linea d’aria.

Ci facciamo spiegare da loro l’origine del nome Spaghetti Beach: all’epoca dei primi arrivi in questa zona, datati tra il 1968 e il 1969, periodo in cui la cultura hippie era nel pieno della sua espansione, questo tipo di pasta italiana era l’unico cibo consumato dalla comunità creatasi, che contava tra le sue file moltissimi nostri connazionali.

Playa de Diego Hernandez non è una delle solite spiagge tinerfeñe, si raggiunge dopo aver intrapreso un’avventura e ci si immerge in una realtà molto diversa: un’insenatura di sabbia setosa semideserta, adatta per praticare il naturismo; inoltre fa molto pensare il fatto che anche al giorno d’oggi vi siano persone che l’abbiano scelta come loro casa.

Come sempre ogni escursione gratifica e arricchisce, soprattutto quando delle persone, in questo caso i nostri amici, decidano di renderci partecipi offrendoci la loro disponibilità a scoprire un lato di Tenerife affascinante e unico.

Siamo sempre disponibili, vogliosi e curiosi di sapere se qualche lettore del periodico ha dei suoi piccoli angoli di paradiso che vuole condividere con noi.

27 Giugno 2014

Autore: Alessandro Ugolini © vivilecanariemagazine.com

(foto Alessandro Oriani)

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