Santa Cruz de Tenerife. La Torre di San Andrés (o Castello)

Santa Cruz de Tenerife. La Torre di San Andrés (o Castello)

Sono muri feriti quelli della “Torre de San Andrés” più conosciuta come “El Castillo de San Andrés”, una fortezza eretta a difesa dell’isola, soggetta ad attacchi di pirati e contrabbandieri, che giace da anni in rovina nell’omonimo villaggio di Santa Cruz di Tenerife. Una torre circolare, parte di fortificazioni minori.

Come elemento decorativo emerge la pietra vulcanica di colorazione rossastra, ma protagoniste sono le pietre di diorite verde (roccia lavica estratta dalla cava vicina alla valle), la cui lavorazione era assai difficoltosa. Il re Filippo II (1556 -1598), alla fine del XVI sec., volle che un italiano, l’ingegnere militare Leonardo Torriani, fortificasse la costa.

Gli storici menzionano una prima torre nel 1706, costruita dall’Ingegnere Tiburcio La Torre di San Andrés tenerifeRossel de Lugo, distrutta  nel 1769 e ricostruita da Alfonso Ochando  nel 1770 com’è attualmente. Ochando, approfittando di un terreno di oltre settecento m2 tra il canalone de “El Cercado e “la Huerta” costruì il Castello, circondato da un fossato, al quale si accedeva attraverso un ponte levatoio in legno e chiodi bronzei.

Il Castello aveva un diametro di sedici metri di circonferenza e un’altezza di cinque  metri. Da allora la Valle di Salazar/San Andrés non fu più chiamata “puerta de piratas”.

È uno dei monumenti storici più importanti di Tenerife, dichiarato nel 1949 patrimonio storico spagnolo, nel 1967 di interesse turistico nazionale e nel 1999 di interesse culturale delle Isole Canarie. Il “Castillo de San Andrés” gode di grande richiamo turistico – culturale  per il ruolo che svolse quando l’ammiraglio Horatio Nelson sferró l’attacco britannico per conquistare l’isola di Tenerife nel 1797. La flotta inglese fu distrutta e Nelson perse un arto.

Nel 1894 fu dichiarato in rovina e non essendo più adeguato per l’esercito il 15 gennaio 1926 passò al Municipio di Santa Cruz de Tenerife. Un’opera architettonica che ha resistito trecento anni, quattro volte distrutta e ricostruita, “vestigia” che richiamano alla mente un passato glorioso, quel passato che una  targa ne racconta la storia alla moltitudine di turisti in visita.

È doveroso ricostruire il “Castillo de San Andrés,  è doveroso sottrarlo allo stato di abbandono in cui si trova e restituire ad esso il valore e l’uso che di merita.

Paola Nicelli

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