Roccella canariensis: l’attività industriale più importante

Roccella canariensis

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La Roccella canariensis è un lichene in grado di produrre tinture, grazie alla presenza di orceina, una sostanza di colore rosso.

Come pianta colorante venne utilizzata fin dall’antichità dalle classi più agiate, visto che il color porpora rappresentava il rango nobiliare e definiva ruoli ed incarichi religiosi, civili e amministrativi. Si usava per tingere gli indumenti, nella decorazione dei mobili, per le tende e per arazzi signorili.

Secondo alcuni indizi i fenici approdavano sulle coste canarie in cerca di questi licheni, e in particolar modo nelle coste di Lanzarote e Fuerteventura.

Successivamente arrivarono cartaginesi e i romani, che chiamavano queste isole “le purpuree”. Ricercatori moderni credono che questo nome si riferisse più agli isolotti di Mogador, che si trovano più a nord rispetto all’arcipelago canario.

Diversi storici, facendo riferimento a testi del XV. secolo, sostengono che una delle ragioni che spinse il normanno Jean de Bethencourt a conquistare le isole era proprio la presenza della roccella.

Ricordiamo che Bethencourt era proprietario del feudo di Grainville-la-Teinturière, dove si trovavano stabilimenti per la tintura industriale. La roccella è stata per molti secoli l’unico prodotto impiegato nei telai e nelle fabbriche di tessuti per ottenere panni e tele di color carne. La roccella è stata impiegata a Fuerteventura da tempi remoti fino all’inizio del XX. secolo, e rappresentava l’industria più importante dell’isola.

I majoreros, gli abitanti di Fuerteventura, divennero famosi per essere eccellenti raccoglitori di roccella. Secondo alcune fonti, andavano anche a Tenerife a cercarla. Gente di Chamorga si ricorda di un importante gruppo di “orchilleros” di Fuerteventura, che veniva a raccogliere la roccella della zona agli inizi del XX. secolo.

La raccolta a coltello della roccella venne poi proibita perché il coltello estraeva completamente il lichene, impedendone la ricrescita. Per questo si consiglia l’utilizzo di un pettine con denti di legno, utilizzato ancora oggi a Fuerteventura. In questo modo, si estraggono solo quelle ramificazioni cresciute posteriormente.

I raccoglitori conservavano la roccella in sacchetti in grado di contenerne circa 460 grammi, ovvero una libra, l’antica misura canaria del peso. La roccella viene coltivata negli “orchilleros”, in aree prossime alla pietra vulcanica. Ancora oggi si possono osservare grandi quantità di orchilleros abbandonati, nel nord dell’isola.

Tradotto dalla redazione mipueblofuerteventura.es

Foto Carlos González

Articolo di www.vivilecanarie.com