Puerto de La Cruz: con Agatha Christie sulle tracce di un enigmatico Arlecchino

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Abiti a vita bassa, capelli alla garçonne, piccole cloche calzate fino alle sopracciglia, no no … siete decisamente fuori strada.

La passeggiata in questione non é una sorta di “Ritorno al futuro” che ci vede catapultati nell’anno 1927 ma avviene lungo un tratto del Paseo de la Costa a Puerto de la Cruz che prossimamente sará interessato da un intervento di restyling al pari di altri importanti spazi urbani portuensi, volto a migliorarne la sicurezza, la fruibilitá e la percezione dello spazio attorno.

Andiamo per ordine. Agatha arriva al porto di Santa Cruz de Tenerife il 4 febbraio 1927 in nave. Dopo un paio d’ore nella capitale dell’isola, giusto il tempo di organizzare il suo soggiorno, si dirige verso la Valle de la Orotava, precisamente a Puerto de la Cruz. Questa stazione turistica a nord di Tenerife é molto apprezzata all’epoca per il suo clima mite.

A quel tempo, é ancora un piccolo borgo di pescatori, privo di strutture alberghiere. L’unica sistemazione possibile è presso antiche dimore riconvertite in pensioni per ospitare il numero crescente di turisti, chiamate dalla gente del luogo Invalids per il fatto che la gran parte dei visitatori é affetta da malattie polmonari.

C’era solo un edificio costruito ex professo per accogliere i viaggiatori: il Grand Hotel Taoro. Le camere sono lussuose e sontuosmente decorate. L’edificio é circondato da splendidi giardini inglesi, una replica di paesaggi britannici con campi da croquet, golf e campi da tennis e piste per equitazione. La scrittrice lo sceglie come sua temporanea residenza alternando le passeggiate nei giardini al lavoro vero e proprio.

Agatha Christie e la sua segretaria Charlotte Fischer, chiamata confidenzialmente Carlo, sono solite, infatti, lavorare durante le vacanze; Agatha detta e Carlo dattiloscrive. Durante il suo soggiorno nelle isole Canarie scrive la maggior parte del suo nuovo libro: The mystery of the blue train. Nella sua Autobiografia la scrittrice menziona i luoghi preferiti nei pressi dell’Hotel Taoro, in particolare il grande altipiano noto come La Paz, un luogo ricco di vigneti appartenente a famiglie di origine irlandese, i Walsh e i Cologan, giunti a Tenerife, tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII secolo. L’azione descritta in uno dei suoi racconti, The Man from the Sea (L’uomo venuto dal mare), inserito nel volume intitolato The Mysterious Mr Quin (Il misterioso signor Quin) pubblicato nel 1930, si svolge proprio in questa zona.

Per la verità, l’azione é ambientata in un isola del Mediterraneo, ispirata proprio la tenuta di La Paz. La trama ruota attorno alla villa abitata da una donna misteriosa, alla scogliera dinanzi alla quale si manifesta un uomo enigmatico che per via di giochi di luce che si palesano tra cielo, mare e vegetazione, sembra in costume da Arlecchino.

Nel racconto The Man from the Sea, é una descrizione della casa padronale e dei suoi dintorni: “Mr Satterthwaite passeggia tra palme e rade casette bianche, supera una spiaggia di lava nera dove risuona fragorosa la risacca e dove una volta molto tempo fa un inglese, valente nuotatore, era annegato; supera le piscine naturali, che chiamano bagni, in cui i bambini e le signore anziane sostano; si incammina lungo la ripida strada che si snoda verso l’alto in cima alla scogliera.

E là, sul bordo della scogliera c’era una casa chiamata La Paz, nome quanto mai appropriato. Una casa bianca con le persiane ben chiuse di un verde sbiadito, un bel giardino dall’intricata vegetazione. Una passeggiata tra i cipressi che porta fino ad un pianoro sul bordo della scogliera dove guardare giù, giù, giù fino al mare di un intenso blu profondo”.

La dimora descritta ricalca pedissequamente la casa di vacanza della famiglia Cologan in cui, fin dai tempi antichi, venivano accolti molti viaggiatori europei. Casa Cologan risale al XVIII secolo. Sul cancello d’entrata la frase Hic est requies mea. É oggi stretta tra edifici piú recenti ma all’epoca si stagliava solitaria, tra i vigneti circostanti.puerto-agata-2

Di stile anglo-canario, perfettamente conservata, pur se attualmente disabitata, comprende due piccole dependance che la affiancano circondata da un bellissimo giardino. Di fronte un viale alberato che conduce alla scogliera che costituiva in origine il viale d’accesso alla dimora. Harley Quin é uno dei detective meno conosciuti di Agatha Christie. È protagonista, insieme a Satterthwaite, della raccolta di racconti sopra citata, che inizia proprio con la dedica “To Harlequin the invisible” (“ad Arlecchino l’invisibile”), un raro caso di libro dedicato ad un personaggio di fantasia. Il suo compito è quello di risvegliare le capacità deduttive che possiede Satterthwaite.

Personaggio fantasmatico, irreale, inusuale, legato alla maschera di Arlecchino nel nome (lo sottolinea la stessa Christie nei racconti). Di lui si sa ben poco: non dove viva, come viva… e se viva: infatti è a metà strada fra la persona in carne ed ossa e figure metafisiche come i fantasmi. Sulla sua persona si formano insoliti giochi di luce (che lo rendono simile alla maschera di Arlecchino), come quello descritto in uno dei racconti della raccolta: “A Satterthwaite, che lo osservava, sembrò, per un curioso effetto dei vetri colorati della transenna sopra la porta, vestito di tutte le sfumature dell’arcobaleno.”

É verosimile che l’incantevole passeggiata lungo le scogliere e il suo contesto (il viale alberato, la solitaria dimora dei Cologan, il rigoglioso giardino) ispirassero la scrittrice non solo per l’ambientazione del racconto. I caledoscopici tramonti portuensi e gli straordinari arcobaleni (dopo quelle piogge improvvise che solo il nord dell’isola conosce!) che si apprezzano da quello che oggi é chiamato Mirador di Agatha Christie potrebbero aver richiamato alla mente anche la policromia della maschera italiana a cui é tanto debitrice la figura di Harley Quin.

Carla Galanti

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