Portali dimensionali alle Canarie? …seconda parte

Portali dimensionali alle Canarie? …seconda parte

Il giorno seguente mi rividi col mio amico palmero, come d’accordo; nel fresco meriggiare di Puntagorda, ci sedemmo al tavolo di un bar d’ambientazione tipicamente canaria. Guacimara(leggere “guasimara”), la giovane cameriera cugina del mio amico (qui, se scavi bene, viene fuori che sono tutti parenti!), si avvicinò prontamente con un bel sorriso e tanta simpatia: i suoi tratti erano inconfondibilmente berberi (lasciatelo dire a me che ho vissuto per molti mesi in Marocco anni fa), cosa che collegai immediatamente all’eredità genetica degli “AWARAS”, gli antichi aborigeni dell’isola.

“Come va cugino?” -esordí Guacimara con modi affabili-.
P.-“Ciao Guacimara,bene! E i tuoi, stanno bene? Salutameli!-
“Stanno bene, grazie -rispose Guacimara-immagino che vorrai prendere qualcosa, no?”.
P.-Sí, un “cortado”come sai farlo tu, va bene? Ah, questo è il mio amico italiano, un professore… “-ma lo interruppi, presentandomi direttamente con un pizzico di “verve”.
G.-“Mi chiamo Gianni… e tu Guacimara! Come vedi, già lo so!
“Bienvenido a la isla bonita”-mi fa Guacimara, visibilmente contenta della familiarità della presentazione-” e a te, Yani (è ben difficile per un ispanoparlante pronunciare il mio nome!), cosa ti porto?”.
G.-“Para mí una taza grande de café con leche bien caliente y una palmerita integral para mojar”-
“Uuh…! Ma come parli bene il castigliano-mi fa Guacimara -dove lo hai imparato”?
G.-“È una storia lunga, ma non posso raccontartela perchè devo ascoltarne un’altra …forse piú lunga!” -le risposi, guardando di sottecchi il mio amico palmero.
Mentre Guacimara si allontanava, notai con piacere il mio amico molto meno nervoso rispetto all’altro giorno, quando volle spiegarmi il mistero della bambina delle pere (vedi Prima parte – Portali dimensionali nelle isole Canarie? La Palma e la storia della bambina delle pere): era disteso, rinfrancato! Aveva già deciso di “alleggerirsi” per completo del suo segreto? Mi faceva piacere pensarlo!
G.-“Allora, amico mio, sono qui tutt’orecchi!-
P.-“Aspetta un momento, Gianni! Fammi bere in santa pace il mio “cortado”!-

Guacimara, infatti, stava già tornando col vassoio fumante e la mia “palmerita”bene in vista.
Il Palmero cominciò a sorseggiare quando, senza tanti preamboli,
incominciò: -“Ero in un “barranco” (il nostro “burrone”) di questa parte dell’isola che tu non conosci ancora (si riferiva ad una zona asperrima fra Garafia e Barlovento); avevo deciso quel giorno di affrontarlo dalla parte piú dura, costeggiandolo in salita fino alla “cabezera” e procedendo completamente immerso nell’ecosistema del “pinar” (la nostra pineta).
Il sentiero si snodava quasi addossato alla parete verticale del “barranco”!parete orrendamente verticale

Avanzavo a fatica con lo sguardo rivolto al mare di nubi che, ormai, era diventato il mio cielo! In un punto ben alto, laddove le chiome dei pini cominciavano a toccare vaganti brandelli di nebbia, iniziai la mia discesa fino al livello del bosco umido della laurisilva: il margine del sentiero era cosí stretto, fra il muro della roccia e lo strapiombo, che non potevo evitare la fanghiglia prodotta dal continuo gocciolare della grandi felci!”-

Ebbe un momento di pausa, come se volesse raccogliere tutti i dettagli di quel giorno, e continuò: -“Non facevo che scendere, entrando e uscendo piú volte dagli innumerevoli segmenti di tunnel adibiti al passaggio dei canali dell’acqua; infilai l’ultimo tunnel, il piú lungo di tutti, ma anche il più illuminato grazie ai grandi foritunnel praticati nella parete (che in quel punto ha un’inclinazione orrendamente perpendicolare al fondo stesso del “barranco”), attraverso i quali, come in un gigantesco oblò, entrava il sole e il cielo e l’onda immobile del verde “tsunami”di pini canari.”-

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G.-“Palmero, devi indicarmi questo sentiero!”-
P.-“Sí, certo, appena posso; è un paesaggio unico, credimi! Ma che stavo dicendo? …Gianni, non farmi perdere il filo!”-
G.-“Che avevi infilato l’ultimo tunnel…”-
P.-“Ah, sí! Ebbene, appena uscito, mi si spalancò nella sua interezza la “cabecera del barranco”, ritrovandomi praticamente giú, nel fondo di una gola dove regna incontrastata la penombra di un costante crepuscolo e dove lo stesso cielo diventa una strana e sorprendente fenditura d’azzurro!”-
G.-“Palmero, è come se mi stessi descrivendo “la cabecera”del “barranco del Infierno “di Adeje…”-
P.-“Sí, sí, è infatti molto simile! Si ha la stessa sensazione di schiacciamento dovuta alla tremenda verticalità delle pareti e al getto altissimo della cascata che in quel punto sembra precipitare direttamente da un occhio del cielo! Ormai ero sul fondo del “barranco”! Cominciai a fiancheggiare il piccolo torrente canterino (costretto, poveretto, ad aggirare gorgogliando i grandi massi di basalto ben levigati), avanzando su di un sentiero appena abbozzato che correva parallelo, anche se a qualche metro piú in su; a volte, ero obbligato addirittura a sollevare, per farmi un po’ di spazio, i flessibilissimi rami dei salici canari, le cui foglie sono sempre cosí generose con le larve delle farfalle.”-
G.-“Quante belle immagini mi stai trasmettendo: sono intense, vive, direi…aromatiche!”-
P.-“Ma non ho finito ancora! A proposito di belle immagini, lungo la parete alla mia sinistra e subito dopo il piccolo bosco di salici, carissimo amico Gianni, sai che ti vedo? Una squisita espressione d’arte prodotta direttamente dalle mani della natura!

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Un vivo tappeto di “bejejes rojos”(“Aeonium nobile”, raro endemismo palmero dai fiori rossi) che esaltavano ancora di piú il contrasto cromatico del nero delle rocce basaltiche con l’ocra e il chiaro degli strati di piroclasti indicativi, nel loro sovrapporsi, del susseguirsi di chissà quante eruzioni!
G.-“Emozionante! Ma la grotta e il Portale dimensionale, amico mio, sono ancora lontani?”-
P.-“No, no, che dici? Vedrai, manca poco! È che mi vado convincendo che tutto quello che mi stava capitando in quel momento, le sensazioni che provavo e le stesse emozioni che stavo sperimentando, partecipassero di un preludio quasi necessario, di una condizione previa, insomma…non so come dirlo!”-
G.-“Vuoi dirmi che ti stavi caricando di magnetismo, non è cosí?”-
P.-“Ma certo, Gianni! È proprio cosí! Ma come fai a leggermi nel pensiero? Non sarai mica venuto da un’altra dimensione?”-
G.-“Per caso stai insinuando che ho attraversato io pure un Portale e che, come la bambina delle pere, sono rimasto intrappolato qui, perduto nella tua epoca?”-
P.-“Veramente non so! Devo pensarci… anzi, comincerò a studiarti sul serio!”-
G.-“Ma dai! Non sfarfallare piú di tanto intorno alla tua esperienza del Portale! Mi stavi descrivendo “bejejes rojos” in un dipinto naturale di contrasti cromatici…”-
P.-“Ah, sí! Procedendo, sai chi ti incontro?”-
G.-“Chi?”-
P.-“Un “lagarto tizón”, proprio lui! Spuntava col suo collare azzurrognolo e gli occhi maculati di giallo da una fessura ricoperta in parte dalla sommità fiorita di un “cabezote” (è la “carlina falcata”che mi sa d’arte bizantina!). Il mio calpestío allontanò, purtroppo, un “bisbita caminero” che giusto in quel momento stava corricchiando (in cerca sicuramente di insetti) verso l’ombra di un “sonchus” che noi qui chiamiamo “lechugón”; anche una vibrante libellula dal capolino verde e le alette completamente trasparenti s’involò al mio passaggio, andando a posarsi piú in là sul petalo bianco di un “glaidil” (un “convolvulus floridus”). Mentre tutto questo succedeva intorno a me, volava alto un piccolo stormo di “gavilanes” (sparvieri dal forte becco ricurvo): una presenza letale per tanti poveri uccellini di questo habitat (merli, pettirossi, tortore, fringuelli…)!
Sapevo che questo è il territorio dell’Alpispa (uccello di lunga coda e il petto colorato di giallo) e pertanto,senza neppure vederla, ne riconobbi prontamente l’allegro richiamo che procedeva da un folto cespuglio dall’altra parte del torrente; diressi, a quel punto, tutta la mia attenzione verso l’altra sponda dove un “acebiño” (ilex canariensis) alto almeno dieci metri mi affascinò con la sua ombra: un po’ di refrigerio, per la verità, cominciava a farmi oltremodo comodo e stanco, diciamolo pure, già lo ero! E cosí, scavalcai il torrente al primo guado utile e, senza neppure salutare il mio amato “holochrysum” (un Aeonium molto bello), che da un masso tentava di mostrarmi il superbo dispiegarsi a forma di rosa delle sue foglie succulenti, mi accovacciai sotto l’albero con le spalle appoggiato al tronco come se volessi suggere per osmosi la sua linfa per sentirmene rigenerato! E lí rimasi non so quanto tempo…

G.-“Palmero, approfitto anch’io di questa pausa tua! Torno subito!
P.-“Gianni,dove vai?Non dirmi che vai ad insidiare mia cugina Guacimara!
G.-“Ma no,figurati!anche se è vero che voglio sedurre…una “toilette”! Ho urgente bisogno della sua…intimità!!!

(…segue terza parte)

Autore : Gianni Galatone  – lucreziocaro@hotmail.com

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