Le galleria di acqua delle Canarie: un percorso di oltre 2.000 kilometri

galleria-acqua-canarieLe galleria di acqua delle Canarie: un percorso di oltre 2.000 kilometri. Le Isole Canarie usufruiscono di rifornimento idrico autonomo, grazie alla presenza o creazione di pozzi, perforazioni, gallerie e miniere d’acqua. In alcuni casi la percentuale di fornitura idrica garantita attraverso queste risorse arriva all’80% del fabbisogno, mentre il resto viene procurato grazie alla dissalazione dell’acqua di mare e, in misura minore, all’acqua confezionata.

Queste risorse rappresentano una realtà unica e caratteristica delle isole vulcaniche oceaniche; dipendono dall’idrogeologia e dai fenomeni di precipitazioni delle isole. I tunnel sotterranei o i sistemi di rilevazione idrica sono un metodo antico ed diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle regioni n cui scarseggiano le acque superficiali. Fin dall’antichità, questi sistemi di fornitura dell’acqua si conoscono in aree molto distanti tra di loro, come Cina, Persia Spagna e America Latina, per arrivare a Qanà, Gerico, Gerusalemme, Marrakech o la nostra Sicilia.

Le testimonianze storiche relative a questi sistemi si trovano già nel VIII Secolo a.C. con i cosiddetti “Qanat”, canali sotterranei che trasportano acqua per grandi distanze. Questo sfruttamento dell’acqua veniva generato solitamente con il drenaggio delle falde acquifere, utilizzato in Persia, Egitto, India, Grecia e in tutto il Magreb con le “foggaras” e i caratteristici pozzi di ventilazione.

I Romani prima, e gli Arabi dopo, le adottarono come sistema nella Penisola Iberica, da dove arrivano poi alle Canarie, nel periodo tra il XV e il XVI secolo, grazie a colonizzatori andalusi e portoghesi di Madeira, anche se gli indigeni canari avevano già sviluppato sistemi semplici di escavazione nei corsi d’acqua dei barrancos, denominati “eres”.

A Gran Canaria si trovano 106 fonti idriche, gran parte delle quali dimenticate e possibilmente ce n’era qualcuna in più in qualche barranco di Tenerife. Quasi tutte si trovano nei piani alluvionali dei barrancos ad est e sud-ovest, la zona secca di quest’isola, dove persiste un sopravvento umido, con abbondanti acque superficiali. Questi tunnel di acqua filtrante presentano diverse lunghezze, anche se generalmente vanno da 30 a 200 metri, fatta eccezione per qualcuno che raggiunge e supera il kilometro.

Le gallerie particolarmente lunghe e, in alcuni casi profonde (15-30 metri dalla superficie) hanno vari punti di ventilazione, chiamati campane, in alcuni casi autentici pozzi di grande profondità. In generale, le gallerie d’acqua sono perforazioni o tunnel con una sola bocca, e una sezione media di 1,5 x 2 metri, se non minore, anche se quelle realizzate dalle amministrazioni sono di dimensioni notevolmente maggiori.

I lavori di perforazione anticamente venivano realizzati con mezzi meccanici, anche se l’uso di esplosivi venne introdotto a metà del XX secolo, mediante una perforazione leggermente inclinata, per cui non è necessario pompare acqua per il suo rifornimento: la galleria ha come finalità quella di raggiungere la falda acquifera ed estrarre la risorsa. Le gallerie formano autentici laboratori di sfruttamento dell’idrogeologia insulare e sono parte del patrimonio geologico dell’arcipelago. In altre parti del mondo le gallerie d’acqua hanno altri nomi, come “dike tunnel” (Hawai), o “collection tunnel” (nell’isola di Jeju, Korea del Sud).

Ilustración 1. Perspectivas del interior de dos minas de agua situadas en el sur y suroeste de Gran Canaria. A la izquierda una ya seca (barranco de Arguineguín) y a la derecha otra aún en producción (barranco de Tasarte) (Fco. Suarez 2013).