La storia del muflone, animale introdotto durante il franchismo, causa gravi problemi nell’area del Teide

La storia del muflone, animale introdotto durante il franchismo, causa gravi problemi nell’area del Teide

Il muflone, un mammifero della famiglia dei Bovidi (sottofamiglia dei Caprini), venne introdotto 50 anni fa a fini cinegetici nel parco nazionale con la vetta più alta di Spagna. Da allora, non ha mai smesso di nutrirsi della vegetazione endemica di Tenerife, alterando l’ecosistema e dando vita alla richiesta di scienziati e ricercatori che ritengono necessario lo sradicamento.

Questo esemplare, originario di Corsica e Sardegna, venne introdotto nel Teide nel 1971, per soddisfare la richiesta dei cacciatori dell’isola, come ricorda Jaime Coello, della Fondazione Telesforo Braco ed Eustaquio Villalba, portavoce dell’Asociación Tinerfeña Amigos de la Naturaleza (ATAN). Sembra che a quell’epoca non vennero condotti studi sul possibile impatto derivato dall’inserimento dell’animale nell’ecosistema del Teide. 50 anni dopo, rappresenta un esempio in più dell’invasione biologica che si estende in tutta la Spagna e che minaccia ecosistemi molto importanti.

La cosa certa è che questi mufloni lo stanno facendo da quattro decadi. Dal 1977 è consentita la caccia al muflone di Tenerife, con due campagne esistenti, una in primavera e una in autunno. Escono circa 1.000 cacciatori, in 47 squadre, composte da 20 a 25 persone ciascuna. All’anno, vengono uccisi centinaia di esemplari. Nonostante l’alto numero, con cui sarebbe possibile condurre uno sradicamento a breve termine, e risolvere quindi i problemi creati da questi esemplari, e dalla loro preferenza per le piante endemiche, il problema sussiste, perché la cifra degli animali abbattuti riguarda soprattutto esemplari maschi e non include femmine né cuccioli. Queste considerazioni vengono fornite da movimenti ecologisti, ad oggi non smentiti dalle autorità.

Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, la Federación Tinerfeña de Caza sembrava molto interessata a “rifornire il paesaggio dell’isola di alcuni elementi decorativi provenienti dal regno animale e di specie adatte alla caccia grande”, come riporta un articolo pubblicato nel “Boletín Informativo de la Consejería de Política Territorial” del Governo canario nel 1995.

Ci si proponeva all’epoca di portare a Tenerife “degli animali che potessero offrire un maggior ornamento alle montagne”. Tutto questo succedeva grazie alla connivenza tra cacciatori e politici, come sottolinea Coello, e ai “buoni rapporti” esistenti tra il Governatore dell’Isola e in particolare una armeria. Nel 1971, l’Instituto para la Conservación de la Naturaleza (ICONA), che oggi non esiste più, si fece carico di inviare a Las Cañadas del Teide 11 mufloni, quattro maschi e sette femmine. L’anno successivo venne introdotta la capra berbera, proveniente dal nordovest dell’Africa, nell’isola di La Palma e Villalba sostiene che si cercò di fare lo stesso con il cervo ad Anaga, nel massiccio delle montagne al nord di Santa Cruz de Tenerife. All’epoca la caccia grande era particolarmente legata ai circoli vicini al regime di Franco.

Notizie canarie

Foto: Volker G.

vivilecanarie.com