Amore, pazzia e toponimia: la leggenda che dette il nome a Vilaflor

la leggenda che dette il nome a Vilaflor

vilaflor-tenerife-nome

La leggenda che dette il nome a Vilaflor

Vilaflor, uno dei comuni più alti di tutta la Spagna (1500 m s.l.m.), era conosciuto originariamente con il nome Chasna, termine di origine guanche, che secondo alcuni autori, significherebbe scala, o gradinata. Il nome moderno appare già nella seconda metà del XVI. secolo, nelle varianti Villaflor e Vilaflor. Sabino Berthelot (1794-1880), storico, naturalista ed etnologo francese, è il primo a dare testimonianza scritta nell’opera “Primera Estancia en Tenerife” (1820-1830), di una leggenda che darebbe origine al nome attuale.

Si narra quindi che Vilaflor piacque subito ai Conquistadores spagnoli.

Nel 1496, durante la conquista di Tenerife, i guanches si rifugiarono nelle montagne di Vilaflor. Pedro de Bracamonte, uno dei capitani dell’avamposto Alonso de Lugo, durante una perlustrazione nel barranco di Chasna, incontrò una giovane indigena, e sedotto dalla bellezza della ragazza, la catturò. Dopo diversi giorni di prigionia, la giovane riuscì a fuggire. L’uomo, stregato dall’incantevole bellezza della fuggitiva, non riuscì a sopportarne la perdita, gettandosi nei campi in preda ad uno stato di follia.

Le attenzioni che i suoi compagni d’armi gli rivolsero, non servirono a restituirgli lucidità, e, posseduto e tormentato dall’immagine e dal ricordo, morì tre mesi più tardi. VI-LA-FLOR-DEL-VALLE, ¡ VILAFLOR ! (io vidi il fiore della valle, vidi il fiore!). Queste furono le ultime parole che pronunciò, nell’ultimo respiro che lo accompagnò alla morte. Questa è, secondo la leggenda, l’origine del nome di Vilaflor, che i soldati di Lugo decisero di dare a questa località, anche se il nome antico di Chasna è tuttora in uso, e gli abitanti di Vilaflor si chiamano chasneros.

La frase “Vi la Flor de Chasna”, è incisa simbolicamente nello stemma araldico di Vilaflor, che è diviso in quattro. Nel primo quarto, è rappresentata su sfondo vermiglio, la tiara papale, la corona utilizzata dai Papi come simbolo di sovranità, assieme alle chiavi d’oro; nel secondo quarto, bordato in argento, la rappresentazione della montagna El Sombrerito, con i suoi colori, sotto il cielo azzurro. Nel terzo, con sfondo dorato, un pino nei suoi colori e nel quarto, su sfondo argento, un grappolo d’uva verde. Nella parte bassa dello stemma, la fascia orizzontale in verde, con caratteri dorati che dicono “Vi la Flor de Chasna“; il tutto sovrastato dalla corona reale.

La tiara papale rappresenta l’anzianità del tempio parrocchiale; la montagna El Sombrerito viene ripresa nei colori, soprattutto nel blu intenso, che ricorda l’altitudine in cui si trova la località. Il pino rappresenta il magnifico manto forestale in cui si trova anche il famoso “Pino Gordo“, che si contraddistingue perché il diametro del tronco è il più grande di tutto l’arcipelago. Il grappolo d’uva è invece espressione del patrimonio viticolo, mentre la fascia ricorda le circostanze che trasformarono l’antico nome di Chasna nel nome che contraddistingue oggi la località.

Francesca Passini

Fonti: flordechasna.comportalearaldica.itsobrecanarias.com

vilaflordechasna.eswikipedia.es