La dama sanguinaria delle Canarie, amante (pare) di Cristoforo Colombo

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Beatriz de Bobadilla y Ulloa è una figura emblematica nella storia delle Isole Canarie, una delle donne più singolari e controverse della sua epoca. Crebbe presso la corte dei re cattolici, dove veniva soprannominata “la cazadora”, la cacciatrice, perché figlia del cacciatore del re. Più tardi, a La Gomera, si guadagnò l’epiteto di “dama sangrienta”, per la crudeltà che contraddistinse le sue gesta. Beatriz de Bobadilla fu sposa di Hernán Peraza e di Alonso Fernández de Lugo. Ma le vennero attribuite relazioni amorose con Cristoforo Colombo e con lo stesso Re Ferdinando il cattolico.

La zia di Beatrice era la consigliera della regina Isabella, godeva dell’assoluta fiducia della regnante, sia come dama di compagnia che in questioni di stato. Per questo, la giovane Beatriz ebbe presto accesso alle feste di corte. La sua bellezza non passava inavvertita, pare nemmeno agli occhi del re. La regina, resasi conto del pericolo, organizzò in gran fretta un matrimonio discreto per Beatriz, dandola in sposa a Don Hernán Peraza, figlio di uno dei primi governatori dell’isola La Gomera, appena conquistata dalla corona spagnola. Don Peraza aveva un temperamento violento e dispotico, e ben presto attirò su di sé l’odio degli isolani. Un giorno venne assassinato da uomini armati, e Beatriz rimase vedova a soli 22 anni.

L’uccisione di Don Peraza s’inserisce in quella che fu la “Rebelión de los Gomeros“, che ebbe luogo nel 1488. La repressione di questa rivolta da parte del Regno di Castiglia viene considerata dagli storici la conquista definitiva di La Gomera. Beatriz, in seguito alla morte del marito, e negli anni successivi, seppe trovare una forza e un carattere insospettati, e cominciò a pianificare quella che sarebbe stata una vendetta crudele. Avvalendosi della sua bellezza, riuscì a diventare l’amante del governatore dell’isola di Tenerife, Alonso Fernández de Lugo, l’uomo più potente dell’arcipelago.

La relazione fu oggetto di scandalo, ma ciò non intimorì la giovane Beatriz. Al contrario, assieme ad un gruppo di uomini a lei fedeli, ordinò la morte di tutti coloro che la criticavano, incluso il nuovo governatore di La Gomera, sospettato di essere stato il mandante dell’omicidio del suo primo marito. All’apice del successo, Beatriz si sposò con Alonso, diventando di fatto la Signora delle isole. Con pugno di ferro mantenne l’ordine nei suoi territori, e portò a termine lo sterminio degli aborigeni.

La sua politica di repressione le valse quindi il soprannome di “dama sangrienta“. È proprio negli anni di maggior potere che appare Cristoforo Colombo nella sua vita. Anche se non è provato da documenti, è facile supporre che esistesse una relazione tra i due, soprattutto tenendo conto degli strani movimenti di entrambi, per cercare di stare insieme più di un giorno.

Colombo visitò La Gomera nel 1492, 1493 e 1498, sempre in occasione dei suoi viaggi verso l’America. Nelle sue soste, poté contare sul fondamentale supporto logistico di Beatriz, che s’impegnò a sostenere i viaggi di Colombo. La magnifica accoglienza che la signora dell’isola propiziò a Colombo nel suo secondo viaggio, è raccontata in una lettera di Michele de Cuneo, navigatore savonese che prese parte al secondo viaggio di Colombo verso le Americhe, e che sembra dissipare ogni dubbio sul perché di tanto sfarzo. Ciò nonostante, storici e studiosi non sono riusciti fino ad oggi a dimostrare con assoluta certezza la relazione amorosa tra i due.

In anni successivi, Beatriz venne accusata davanti alla Corte di Castiglia di essere la mandante di alcuni omicidi “illustri” tra cui, quello del Governatore di La Gomera. Nel frattempo, Doña Beatriz era diventata una donna temuta e odiata da molti.

Non ci fu mai tempo di farla processare, perché venne assassinata all’età di 42 anni, in uno dei suoi possedimenti, nella città di Medina del Campo, in provincia di Valladolid, dove morì anche la stessa regina Isabella di Castiglia, colei che l’aveva allontanata dalla corte tanti anni prima.

Francesca Passini

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Fonti: alexisravelo.wordpress.com; portalsolidario.net; laopinion.es