Il malocchio: dalle Canarie a Cuba

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Alle Canarie il malocchio è un fenomeno culturale ben radicato, e parte integrante della tradizione popolare canaria. Si dice che derivi da un’occhiata potente ed invidiosa, che causa malessere o disgrazie nelle persone che la ricevono.

Nella Real Academia Española esiste un verbo per descrivere quella che può essere considerata una patologia, non riconosciuta a livello scientifico: “Aojar”, che vuol dire “fare il malocchio” o augurare disgrazia a qualcuno, rivolgendogli un’occhiata malintenzionata. Fin qui, niente di sorprendente per noi italiani, abituati per cultura, tradizione e folclore, a convivere con il malocchio. Curioso invece osservare in che modo questo sia stato assimilato nelle espressioni sociali e culturali delle Canarie. Il portale abc.es ci parla di un saggio pubblicato da María del Carmen Mateo López, dal titolo “La etnomedicina canaria en Cuba“, in cui si riporta che per molto tempo, nelle società rurali, le donne erano custodi della conoscenza e dell’effetto dei rimedi contro le malattie.

Da qui l’associazione della figura femminile con il bene, come anche  con il male, nella convinzione che colui – nello specifico, colei – che toglie il male, è altrettanto capace di crearlo. La migrazione canaria a Cuba contribuì a diffondere questa convinzione. Lo scorso anno, due ricercatrici dell’Università de La Laguna, Noemí Bienes Brito e Mona Kohl, hanno pubblicato nella Revista Cubana de Antropología Sociocultural uno studio intitolato “Santiguando en Canarias” (dal verbo “santiguar” che vuol dire benedire, guarire, ma anche farsi il segno della croce). Nel testo, si osserva come il progresso scientifico, cambiamenti epocali ed evoluzione socioculturale nella società canaria non abbiano modificato i termini di cui gode oggi la medicina popolare, che continua ad avere un ruolo determinante nella vita dei canari, specialmente nelle comunità più piccole, dove le figure dei “santiguadores” si trovano perfettamente integrate nella vita delle stesse. In effetti, sembra confermato che la gente continui a rivolgersi a santiguadores e persone che praticano la medicina popolare, combinandola, ma non sempre, con la medicina ufficiale.

Le ricercatrici confermano l’esistenza nell’isola di La Palma di zone come per esempio Fuentecaliente, in cui vivono 16 santiguadores, 14 donne e 2 uomini, di età media di 71 anni. La più anziana ha 93 anni, la più giovane 18. Si continuano a trattare persone della comunità, come persone che vengono da fuori o che chiamano anche al telefono.

Le testimonianze presenti alle Canarie sembrano supportare la convinzione che a causare il malocchio siano principalmente i vicini invidiosi, soprattutto le donne, confermando che l’invidia è quanto di peggio esista, sentimento che viene ripreso anche da diversi proverbi canari, uno ad esempio: “El que se alegra con el mal del vecino, el de él viene por el camino”. Alle Canarie, forse per tradizione, il malocchio lo si perpetua anche sugli animali, su capre, vacche, asini, ovvero quegli animali che rappresentano una fonte di sostentamento indispensabile per i contadini. Il malocchio sugli animali rappresenterebbe quindi una forma di danneggiare una determinata persona. In questo caso, gli animali colpiti da malocchio tendono a comportarsi in modo strano e disordinato, lottano tra di loro; scalciano inaspettatamente e cambiano le proprie abitudini alimentari.

Nei bambini invece, il malocchio si manifesta sotto forma di pianto ininterrotto e senza causa apparente, febbre e forti dolori alle ossa. Nelle isole, le persone che prevalentemente curano il malocchio sono donne, si chiamano “santiguadoras”. Mentre per altre questioni, come per esempio la cura di patologie legate alle ossa, i guaritori sono uomini, i cosiddetti “curanderos”.

I trattamenti contro il malocchio sono strettamente connessi a pratiche religiose, come l’utilizzo di amuleti o semplici pratiche con rimedi naturali. La notte di San Silvestro, per esempio, le madri fanno una croce con il nero di carbone sulla spalla dei figli, croce che serve per proteggerli dal malocchio.

Francesca Passini