Humiaga 977: il volto di un’aborigena canaria

Humiaga 977: il volto di un’aborigena canaria

Humiaga 977: sembra un numero di volo. E invece no, è qualcosa di molto più entusiasmante. Non un aereo che sorvola gli oceani, ma un progetto che attraversa i tempi e ci restituisce una testimonianza unica nel suo genere. Si tratta del primo lavoro di questo tipo effettuato alle Canarie ed uno dei primi in Spagna: una ricostruzione facciale di una donna aborigena morta a Gran Canaria tra il VI e il VII secolo (circa 1.500 anni fa).

In tanti hanno reso possibile questo lavoro, grazie ai fondi arrivati dalla Dirección General de Patrimonio Cultural del Governo delle Canarie. Questi “tanti” formano l’équipe multidisciplinare della società Tibicena Arqueología y Patrimonio SL: specialisti in archeologia, storia, conservazione e restauro, archivistica, documentazione, che insieme hanno lavorato per dare volto ad una donna aborigena.

Humiaga 977 aveva un doppio obiettivo: da una parte realizzare una ricostruzione facciale del cranio 977 (questo il numero del cranio inventariato presso El Museo Canario), attraverso un lavoro interdisciplinare di ricostruzione facciale forense, genetica, archeologica, e dall’altro approfondire gli studi sul ruolo della donna nel passato aborigeno, riuscendo ad inserirla in un determinato contesto storico, culturale e sociale.

Il cranio era stato recuperato assieme ad altri resti negli scavi archeologici de La humiaga il volto di un’aborigena canariaFortaleza Grande, nella convinzione di trovarsi davanti a ciò che restava di un tempio, il “gran Almogarén”. I ritrovamenti effettuati a La Fortaleza, supportati da diversi metodi di ricerca (datazione, analitica, etc.), hanno portato a nuove conoscenze sul cranio 977. Si è scoperto così che apparteneva ad una donna che morì alla fine del V-VI secolo, si tratta quindi di un ritrovamento tra i più antichi per l’isola di Gran Canaria.

Di pari passo sono seguite le ricerche relative a costruzioni ritrovate sulla cima della località, e risalenti ad un periodo posteriore alla sepoltura della donna del cranio, datate intorno al VI-VII secolo, quando quest’area fungeva da santuario vincolato ad Humiaga, uno dei grandi luoghi sacri della Gran Canaria preispanica. Il lavoro svolto con il “cranio 977” va oltre la semplice ricostruzione estetica, perché tanto la bioantropologia, come gli studi genetici realizzati, nonché lo stesso contesto archeologico, consentono un’interpretazione del passato oltre le idealizzazioni o interpretazioni storiche fuorvianti.

Il risultato finale è stata la creazione di un busto in 3D, affinché potesse essere humiaga il volto di un’aborigena canaria670 (3)velocemente accessibile al pubblico. La società Tibicena ha iniziato con una micro-scansione del cranio, per consentire prima la creazione di un modello 3D e poi quella del volto. Contemporaneamente, presso il Museo Canario è stato condotto uno studio del cranio 977 che ha permesso di conoscere dati di prima mano sullo stato di salute, sull’igiene orale, su eventuali traumi o violenze subite, per identificare più possibile il contesto sociale e culturale.

Successivamente è stato estratto un campione dal cranio per ottenere e sequenziare il DNA, per effettuare un’analisi dei caratteri fisici più probabili (colore dei capelli, pelle ed occhi), in collaborazione con la Universidad de La Laguna di Tenerife, anche se lo stato di deterioramento del cranio non ha reso possibile questo tipo di analisi.

Sono stati quindi usati campioni simili riscontrati negli scavi di Guayadeque e La Guancha, che hanno consentito di identificare il colore della pelle, occhi e capelli. Tutti i dati ottenuti sono stati poi consegnati alla PAR Arqueología y Patrimonio, impresa specializzata in ricostruzioni virtuali, che ha poi realizzato il busto in 3D. Nomen Omen: la ricostruzione facciale del “cranio 977” è legata ad un nome ricco di significato e simbolismo: Humiaga, come Humiaia, Umiaga e Umiaya, sono nomi scomparsi ormai dalla toponimia delle isole.

Si narra che “Humiaga” fosse un santuario, un luogo sacro e magico, di cui si sarebbero perse le tracce. Si presume potesse essere un promontorio situato a circa 1.500 metri di altezza, e proprio le sue dimensioni avrebbero suscitato ammirazione e devozione negli indigeni che vivevano ai suoi piedi.

Oggi, il Museo Canario ha scelto il nome “Humiaga 977” per questo progetto, che è anche acronimo di “Human Investigation And Genetic Analysis 977”.

Francesca Passini

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