Ceuta e Melilla, exclave spagnole in Africa. Due città spagnole situate in territorio marocchino

Ceuta e Melilla, exclave spagnole in Africa. Due città spagnole situate in territorio marocchino

L’improvvisa e massiccia immigrazione clandestina dello scorso mese, dal Marocco verso le città di Ceuta e Melilla, ha riportato alla ribalta le vicende delle due città spagnole situate in territorio marocchino. Si tratta di exclave spagnole in Africa con secoli di storia e attualmente unico territorio dell’Unione Europea su suolo continentale africano, rispettivamente a 14 e 130 kilometri dalla penisola iberica, circondate dal Mediterraneo e dal Marocco. La loro peculiarità geografica ha favorito la costituzione di una realtà socio-politica eccezionale, con equilibri complessi e di difficile gestione.

Un’economia che dipende prevalentemente dal contrabbando, mentre il peso crescente della comunità musulmana, le condizioni di vita sempre più precarie e la radicalizzazione islamista potrebbero alterare la realtà nei prossimi anni. La sovranità spagnola è una questione innegoziabile per Madrid, che le considera parte della propria integrità territoriale, come le Canarie o altre realtà minori della costa marocchina, come le Isole Chafarinas e Alhucemas, e l’isolotto el Peñon de Vélez de la Gomera. Ceuta appartiene alla Spagna dal XVII secolo e Melilla dal XV secolo. La prima venne conquistata dal Portogallo nel 1415 per formar parte della Unión Ibérica, assieme alla Spagna, nel 1580. Successivamente è rimasta dominio spagnolo fino ai nostri giorni.

Melilla venne invece conquistata dal Regno di Castiglia nel 1497. La conquista di queste due “piazze” nel Mediterraneo è da inserire nel quadro più complesso ceuta-melilla-spagna-africa dell’influenza marittima nello stretto di Gibilterra (oggi Territorio d’Oltre mare del Regno Unito) e la necessità di rinforzare le strategie di protezione marittima contro la potente pirateria dell’epoca. Dal quel momento in poi, Ceuta e Melilla hanno vissuto di spalle al resto del continente africano, abitate principalmente da militari e presidiari distaccati. Alla fine del XIX secolo le due città hanno acquisito lo status di porto franco.

Durante l’epoca del protettorato spagnolo nel nord dell’Africa (1912-1956), queste due città rimasero vincolate alla penisola, per cui, una volta terminato il protettorato, la Spagna non le cedette al Marocco, appena diventato Stato indipendente. Dopo la dittatura di Franco, entrambe le città rimasero Municipi della Provincia dell’Andalusia, riservando loro il diritto di convertirsi in entità autonome. Per questo, dal 1995 sono riconosciute come “Ciudades Autónomas”, una specie di ibrido giuridico, con competenze inferiori a quelle di una Comunidad Autónoma, ma superiori a quelle di un Municipio. Il Regno del Marocco rivendica la sovranità su questi territori, negata formalmente dall’ONU, perché secondo il Diritto internazionale, questi territori sono rimasti ininterrottamente spagnoli durante secoli, ancor prima che il Marocco esistesse come entità politica e anche prima che si stabilisse l’attuale dinastia alawita nel 1631. Con l’adesione della Spagna alla Comunità Europea nel 1986, Ceuta e Melilla sono diventate l’unico territorio dell’attuale Unione Europea su suolo africano. L’entrata di Ceuta e Melilla nella UE prima, e nel trattato di Schengen dopo, se da un lato ha avvicinato le città al continente europeo, dall’altro ha portato con sé la necessità di rinforzare una frontiera che si vuole sempre più impenetrabile.

Ciò nonostante, i tentativi di eludere le frontiere si producono ciclicamente in forma massiva, anche se poi solo una minima parte riesce ad accedere alle due exclave europee. Queste due città sono oggetto continuo di attriti nelle relazioni tra Spagna e Marocco, paesi che però necessitano uno dell’altro in ambiti come sicurezza, controllo dell’immigrazione e sostegno economico. Il contrabbando , definito ironicamente “comercio atípico”, è il motore principale delle attività economiche, e per questo tollerato dalle autorità di entrambi i paesi. Anche senza dati ufficiali, si calcola che questa attività generi oltre un miliardo di Euro all’anno (fonte: elconfidential.com). Di fatto, Ceuta e Melilla sono le autonomie spagnole con maggior tasso di disoccupazione e si trovano agli ultimi posti nella UE (fonte: ec.europa.eu), mentre oltre la metà dei lavoratori regolari sono impiegati pubblici (fonte: cincodias.elpais.com).

Di fronte a questi numeri allarmanti, si cerca di attrarre società operative in ambito tecnologico, con considerevoli sgravi fiscali. Come spesso succede, dove l’economia è incerta, la convivenza sociale e la stabilità politica sono a rischio, considerato il crescente peso demografico della popolazione musulmana. A Melilla rappresenta già la maggioranza, a Ceuta più o meno la metà (fonte: elconfidential.com). La scarsa presenza di matrimoni misti fa supporre che le relazioni tra le due comunità (quella cristiana e quella musulmana) sia di coesistenza, piuttosto che di convivenza. Un ulteriore dato di conferma risiede nel fatto che i musulmani vivono nei quartieri più poveri, non concludono il percorso scolastico e rappresentano la fetta di popolazione con il tasso più alto di disoccupazione e precarietà. La situazione si aggrava tra i giovani, il malcontento cresce e non a caso proprio a Ceuta e Melilla si sono registrati più casi di attività jihadista di tutta la Spagna negli ultimi anni (fonte: elpais.com): la sfida che i governanti di Ceuta, Melilla e Madrid devono affrontare per mantenere questi precari equilibri è particolarmente complessa e delicata.

Francesca Passini

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